
|
La Villa Nogarola, conosciuta anche come Villa Scopoli, dal nome dell'illustre famiglia che ne mantenne la proprietà dalla metà dell'Ottocento fino ai nostri giorni, é situata in uno degli angoli più pittoreschi dell'antico borgo di Avesa.
Infatti fin dai tempi più remoti furono adoperate anche per l'irrigazione e per azionare numerosi mulini. Dopo quasi quattro secoli di ininterrotta presenza camaldolese, nel 1598 subentrarono come proprietari i Del Bene di S.Eufemia, una famiglia di spicco nella società Veronese. Alla loro opera sono da attribuire una casa dominicale, edificata probabilmente su una preesistente costruzione del Trecento (Viviani) e soprattutto il suo enorme giardino, dotato della bellissima e conservata peschiera, in seguito erroneamente attribuita al Sammicheli. Questo giardino era celebrato nel XVII secolo per le sue cedraie (Scamozzi), alberi che a quel tempo costituivano una coltura privilegiata. I Del Bene avevano realizzato soluzioni di grande interesse dal punto di vista espressivo nell'impianto di quella parte di proprietà, il giardino appunto, che rappresentava l'elemento più appariscente e significativo di tutto il complesso. Esso é considerato, infatti, un esemplare di quei giardini rinascimentali, come il Giardino Giusti, che allora a Verona e dintorni sorgevano numerosi.
I successivi passaggi di proprietà registrano dapprima, a partire dal 1647, la presenza dei conti Bevilacqua, e poi, dal 1680, quella della nobile famiglia dei conti Nogarola, i quali mantennero tali possedimenti fino agli inizi del 1800, lasciando il proprio nome alla villa. Si giunge così al 1849 per la transizione ad Ippolito Scopoli. Egli, da esperto ingegnere qual era, volle lasciare la propria testimonianza conferendo nuovo splendore soprattutto al giardino. Come ricorda il poeta Segala nel necrologio che gli dedicò, rese vaga la villa che si era composto per sé e pe' i suoi amati, con la realizzazione della suggestiva passeggiata romantica che si snoda lungo le pendici della collina. Il giardino si presentava adorno di statue, piante sempre verdi e fiori (Sormani-Moretti): inoltre, grazie all'azione di un mulino, si creavano raffinati giochi d'acqua lungo il muro della peschiera, che per l'armonia della sua struttura doveva offrire, allora come oggi, momenti di rara suggestione. Probabilmente, tra le opere realizzate da Ippolito Scopoli, vi era anche una serra, riscaldata d'inverno con le acque del Lorì, la cui temperatura non scende mai al di sotto dei 12 gradi C.
|